Fashion & Luxury

I 10 fashion brand italiani che pensavi fossero stranieri

La moda, si sa, è uno dei fiori all’occhiello dell’Italia. Sono tantissimi i marchi del fashion Made in Italy a essere apprezzati in tutto il mondo per stile, tradizione e qualità.

Eppure l’elenco questi marchi è ancora più numeroso di quanto si creda, dal momento che il loro nome esterofilo li fa sembrare tutto tranne che italiani.

Ecco quindi dieci (dei tanti) fashion brand dal nome straniero ma di origine italiana.

1) Liu Jo

Liu Jo nasce nel 1995 a Carpi (MO) grazie ai fratelli Marco e Vannis Marchi. Il nome deriva dai soprannomi che Marco Marchi (Jo) e una sua ex compagna (Liu) usavano in gioventù. L’ascesa internazionale del marchio – che nel 2019 ha raggiunto circa 400 milioni di euro di fatturato –  si rafforza nel 2011 quando Kate Moss diventa testimonial. Spinto dall’ambizioso progetto di creare un colosso italiano che possa sfidare quelli francesi, nel 2019 Marchi acquisisce Bluemarine (brand fondato nel 1977 sempre a Carpi) portando alla nascita della holding Eccellenze italiane.

2) Gas

GAS altro non è che l’acronimo di “Grotto Abbigliamento Sportivo”, brand lanciato nel 1984 a Chiuppano (VI) da Claudio Grotto. La vista di un doppio arcobaleno durante un viaggio a Città Del Capo ispira l’imprenditore vicentino a usarlo come logo per esprimere i valori del brand: essenzialità, sensualità, positività, freschezza e autenticità. I capi di Gas – il cui core business è rappresentato dal denim – nascono nell’Artisanal Room (il laboratorio aziendale di ricerca e sviluppo che vanta diversi brevetti) per poi raggiungere i corner e i monobrand store italiani e all’estero, in particolare in Est Europa, India e Giappone.

3) Replay

Nonostante il nome inglese e negozi monomarca in quasi tutto il mondo, Replay è un’altra eccellenza del “denim made in Veneto”: nasce infatti a Caselle d’Asolo (TV) nel 1978. Claudio Buzol, prematuramente scomparso nel 2005, quando registra il marchio ha solo ventuno anni ma ha anche le idee molto chiare: vuole reinterpretare in chiave moderna lo stile americano Anni Cinquanta (da qui il nome Replay). Il trattamento di sua invenzione “double ring denim” reinventa il jeans e lo rende il marchio di fabbrica del brand.

4) Harmont & Blaine

Non sembrerebbe ma anche il brand del bassotto è italiano, napoletano precisamente. Nasce nel 1986 dal fiuto di due coppie di fratelli: Enzo e Domenico Menniti insieme a Paolo e Massimo Montefusco. Il loro spirito intuitivo – rappresentato dal logo del bassotto – trasforma l’impresa familiare PDM (che ai tempi produceva solo guanti maschili) in una griffe upper-casual per uomo, donna e bambino con 140 punti vendita (tra cui Parigi, Miami e Shangai) e un fatturato 2019 di quasi 90 milioni di euro.

5) Brooksfield

Un altro marchio che sembrerebbe anglosassone ma in realtà è italianissimo è Brooksfield: viene fondato a Torino nel 1971 per volontà di Umberto Maria Monasterolo. L’iniziale impronta fortemente british nel corso degli anni s’ammorbidisce, allargandosi anche al denim, all’athleisure e facendo del “Made in Italy” uno dei suoi punti di forza. Nel 2013 Brooksfield viene acquisita dalla piemontese Fila che conferisce al brand uno stile più sofisticato, mantenendone il gusto informale e timeless.

6) Hogan

Il brand di calzature dall’iconica H non solo è un marchio italiano, ma fa parte del gruppo marchigiano Tod’s assieme a Fay e Roger Vivier. Ma se quest’ultimi due sono brand acquisiti, Hogan nasce proprio da un’idea di Andrea Dalla Valle, attuale vice-presidente di Tod’s. L’intuizione di una scarpa informale ma allo stesso tempo chic nasce osservando l’abitudine delle donne di New York di indossare i tacchi solo una volta arrivate in ufficio, preferendo le sneaker per il resto del tempo. La prima calzatura Hogan s’ispira al mondo del cricket e viene lanciata nel 1986; l’iconico modello Interactive, dalla suola in gomma alta, arriva invece nel 1997.

7) Stone Island

Il brand dello sportwear maschile – fra i più cool del momento – nasce nel 1982 a Ravarino (MO) da un’idea di Massimo Osti, già fondatore di CP Company. Fin dall’inizio il brand si distingue per la funzionalità, la sperimentazione nella ricerca dei tessuti e nella tintura. Il badge col logo, solitamente collocato sul braccio sinistro, s’ispira ai gradi militari posti sulle giacche dei comandanti: raffigura una rosa dei venti ed è applicato tramite due bottoni. Costituisce uno dei segni distintivi del brand, tant’è che spesso ne vengono rilasciate delle edizioni limitate. A dicembre 2020, Stone Island è stata acquistata per 1,15 miliardi di euro dall’azienda di origine francese – ma ora milanese – Moncler.

8) Roy Roger’s

Il celebre marchio di jeans che ha preso il nome dall’attore western statunitense Roy Roger è in realtà toscano. L’azienda si stabilisce nel 1949 a Campi Bisenzio, nei pressi di Firenze, grazie ai fratelli Francesco e Mario Bacci. I suoi jeans, introdotti nel 1952, entrano nell’immaginario collettivo grazie ad alcune accortezze stilistiche: le zip sulle tasche posteriori, una piccola tasca anteriore e il logo a forma di triangolo nero cucito sulla tasca posteriore destra. L’offerta dell’azienda comprende anche una linea beauty le cui confezioni riportano autoironicamente il claim “There is no jeans inside”.

9) Colmar

Fra i marchi italiani dal nome straniero ritroviamo la monzese Colmar (il nome deriva dal fondatore Mario Colombo). Nata nel 1923, Colmar inizia a specializzarsi nell’abbigliamento sportivo, in particolare quello per lo sci, tanto da vestire la squadra italiana di sci alle Olimpiadi del 1952 e numerosi campioni durante i decenni successivi: da allora il nome del marchio si lega indissolubilmente al mondo degli sport invernali. Attualmente Colmar si divide nelle linee Colmar Sport (che include anche golfwear e beachwear) e Colmar Originals: con quest’ultima, lanciata nel 2009, il brand brianzolo entra nel mondo del lifestyle conquistando il grande pubblico coi suoi famosi piumini.

10) Etro

Etro è una casa di moda milanese, fondata nel 1968 da Gimmo Etro e attualmente guidata dai suoi quattro figli. Arte, viaggi e culture lontane influenzano il mondo Etro, che va dall’abbigliamento agli accessori per lui e per lei, passando per i profumi e l’homeware. È proprio un viaggio in India che ispira il fondatore a introdurre nel 1981 il motivo paisley che diventa il marchio di fabbrica del brand, a tal punto che la biblioteca aziendale ospita un archivio dell’arte tessile paisley. Etro fonde la tradizione sartoriale italiana con la sperimentazione cosmopolita, creando un concetto di New Tradition apprezzato in tutto il mondo, come testimoniano gli oltre 190 negozi sparsi tra Europa, Medio Oriente, Asia e Nord America.

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